Flussi di Sergio Benvenuto

Recensione a: Michel Jouvet, "Perché dormiamo? Perché sogniamo?" (Dedalo)07/lug/2016


 

Questo libretto divulgativo – scritto da Jouvet, uno dei grandi specialisti del sonno e sogno - piacerà a chi voglia saperne di più su sonno e sogno da un punto di vista non psicoanalitico.  Questo agile volume di 110 pagine riassume il succo di quel che la biologia sa, oggi, del sonno e del sogno.  Vi si leggeranno molte cose di cui ci si ricorda sin dagli studi universitari in medicina o in psicologia, ma vi si leggeranno anche altre più nuove e meno note.  Ad esempio, non sapevo (o non mi ricordavo?) che tutti i mammiferi possono dormire solo se la temperatura ambiente è di 27° C: se fa più freddo o più caldo, non riusciamo ad addormentarci; per questa ragione d’inverno ci rimbocchiamo le coperte fino al mento e d’estate dormiamo nudi con le imposte socchiuse.  Sapevo invece che persino i neonati maschi hanno un’erezione nel corso del sonno paradossale o REM; e che anche le donne, durante il sonno paradossale, mostrano i segni dell’eccitazione sessuale.  Non sapevo invece (o non mi ricordavo?) che l’orologio circadiano dell’uomo – l’orologio interno che ci avverte quando è giorno e quando è notte, quindi quando dobbiamo addormentarci o svegliarci – nell’uomo è un po’ sfalsato.  Esso è di 24 ore più 19 minuti.  Gli speleologi che vivono a lungo sotto terra credono difatti che siano passati novanta giorni, e invece sono passati 88 giorni e 17 ore.  La natura umana è un orologiaio di mezza tacca, che ci ritarda ogni giorno di circa 20 minuti.

Ma l’informazione in fondo più interessante (e per alcuni sorprendente) è che, pur passando circa un terzo della nostra vita a dormire, tuttavia – malgrado i vistosi progressi delle neuroscienze – non sappiamo ancora minimamente perché dormiamo.  Non si conoscono vertebrati superiori che non dormano, eppure sia il sonno che il sogno restano un mistero.  Certo nel frattempo i neurofisiologi hanno sfornato varie teorie, che Jouvet illustra, tutte però insufficienti.  Oggi sappiamo persino quel che sognano i gatti, per esempio (sognano di inseguire topolini); eppure Jouvet, alla fine, deve ammettere che non sappiamo perché dormiamo, e soprattutto ignoriamo perché sogniamo.

Lo stesso Jouvet ha osservato un malato che, colpito da una malattia molto rara, rimase totalmente sveglio per due mesi: questi non ha mostrato, né durante la lunga veglia né dopo, alcun disturbo evidente della memoria.  Se alcune persone possono vivere normalmente senza dormire, questo significa che in teoria tutti noi potremmo vivere senza dormire.  Ma allora, perché per quasi tutti noi risulta così essenziale una dormita ristoratrice?

Malgrado le sicurezze di certi psicoanalisti, di fatto anche la funzione dei sogni è un enigma.  Nel corso del sonno, come si sa, passiamo quasi tutti per il sonno paradossale, quando l’attività cerebrale è molto simile a quella di una persona sveglia.  Questa fase dura circa 20 minuti, e nel corso di essa, nel maschio, non manca mai un’erezione.  E’ in questo stato, in cui siamo a un tempo sveglissimi e addormentatissimi, che sogniamo, o per lo meno, abbiamo le visioni oniriche di cui una volta svegli ci ricorderemo.  Per questa ragione si è pensato, per decenni, che spiegare il perché del sonno paradossale equivalesse a spiegare anche il perché dei sogni.  Ora, si dà il caso che alcuni psicofarmaci – come gli antidepressivi – sopprimano totalmente o quasi il sonno paradossale in chi li assume: ebbene, queste persone senza REM (e senza sogni) conducono una vita del tutto normale, senza disturbi della memoria.  Altre evidenze cliniche mostrano che si può vivere benissimo senza sonno paradossale, quindi senza sogni.  Ma allora, perché tutte le specie eterotermiche sognano?  Tanto più che il sonno paradossale è pericolosissimo per la nostra sopravvivenza: in questo sonno profondo caratterizzato da grande atonia muscolare, è facile divenire preda di qualche animale che voglia cibarsi di noi.

Non si capisce perché la natura non abbia fatto gli esseri umani come i delfini, che hanno il vantaggio del sonno alternato: mentre una metà del cervello dorme, l’altra metà resta sveglia.  Questo ci avrebbe permesso di continuare a svolgere alcune attività essenziali anche quando una parte di noi dorme.  Invece, per circa otto ore al giorno siamo del tutto inermi e scioperati.  Che magnifico lusso per una specie minacciata e indifesa, com’era un tempo la nostra.

Eppure l’evoluzione biologica non ha eliminato il sonno paradossale – con buona pace dei biologi adattativisti a ogni costo, per i quali qualsiasi nostro tratto esiste perché avrebbe svolto o svolge una funzione adattativa all’ambiente.  E’ come se il sonno profondo e il sogno fossero dei lussi della vita: non ci aiutano a sopravvivere e a riprodurci, eppure sono parte integrante della nostra esistenza… perché ci piace dormire e sognare.

Un gatto domestico di solito dorme tra le 16 e le 20 ore al giorno.  Un gatto selvatico, invece, che non ha la zuppa assicurata, dorme circa sette ore.  Insomma, un gatto domestico dorme perché non ha niente altro da fare.  E se i vertebrati superiori (uomo incluso) dormissero perché, dopo aver mangiato e copulato, non hanno più niente da fare?

Jouvet non è molto tenero con Freud.  Freud aveva attribuito al sogno la funzione di “guardiano del sonno”, in quanto permette di filtrare impulsi e conflitti che altrimenti ci sveglierebbero.  Jouvet, provocatoriamente, dice che invece “il sonno è il guardiano del sogno”.  Ovvero: non sogniamo per poter continuare a dormire, piuttosto dormiamo per poter sognare.  Così elabora un’ipotesi sul perché sogniamo.  Il sonno paradossale avrebbe la funzione di programmare il nostro cervello: sarebbe come una macchina interna che stimola il sistema nervoso, ogni notte, per permettergli di funzionare più rapidamente.  Ora, questa programmazione, essendo diversa e sempre nuova per ognuno di noi, avrebbe il risultato di individuarci, cioè di renderci mentalmente molto dissimili gli uni dagli altri.  “Se questo sistema di rinforzo dell’individuazione non esistesse – scrive Jouvet – l’individuazione darebbe molto più peso all’ambiente esterno, all’apprendimento e alla società, rendendoci così più simili.”  Detto in soldoni, per Jouvet sogniamo per diventare sempre più noi stessi, cioè ciascuno diverso da ogni altro.  Si tratta di una teoria non molto corroborata, in verità, ma indubbiamente seducente: grazie ai nostri sogni, ci individualizziamo.  Il sonno servirebbe infondo a rendere la testa di ognuno di noi diversa da quella di ogni altro.  Se Wittgenstein, Einstein o Freud hanno potuto produrre teorie tanto originali, è quindi merito dei loro sogni, e non solo delle loro letture di logica, fisica e psicologia.

Jouvet è uno scienziato del sonno e del sogno, ma in fondo anche un sognatore, perciò quel che dice ci cattiva.  Quando lo si legge, perciò, non ci concilia il sonno.

 

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